Sanatoria criptovalute: conviene? E come aderire?

Crypto Taxation

 

La tassazione sulle cripto-attività è arrivata. Come abbiamo visto nel recente articolo “Manovra finanziaria 2023 e criptovalute: le nuove misure fiscali”, il governo Meloni ha inserito le plusvalenze generate dalla criptovalute tra i redditi tassati al 26%, ma non è tutto.

Le disposizioni in materia di fiscalità delle crypto messe in campo dal governo non riguardano solo gli anni a venire ma anche quelli passati. All’articolo 34 della manovra finanziaria troviamo infatti l’introduzione di una vera e propria sanatoria, un condono per tutti i possessori di criptovalute che non hanno dichiarato le proprie crypto e i redditi da queste generati in passato.

Cerchiamo quindi di fare chiarezza su questa possibilità di “Regolarizzazione delle cripto-attività” e di capire come funzioni, a chi convenga aderirvi e come perché per cogliere questa occasione sia necessario ricorrere ad uno strumento di contabilizzazione delle criptovalute.

 

Il condono in generale

La condizione necessaria al fatto che possa esserci un condono è che ci sia stata la violazione di una norma. Il governo attraverso l’articolo 34 infatti sembra riconoscere, almeno per il passato, quella che era stata l’interpretazione data dall’Agenzia delle Entrate circa l’assimilazione delle criptovalute alle valute estere. 

I soggetti del condono sarebbero dunque tutti coloro che non hanno rispettato le disposizioni dell’Agenzia e che non hanno inserito le proprie criptovalute all’interno del quadro RW, che non hanno dichiarato le plusvalenze e non hanno corrisposto su di esse un’imposta del 26%.

Questi soggetti potranno sanare le mancate dichiarazioni di cripto-attività nei quadri RW pagando una sanzione dello 0,5% su quanto non dichiarato ogni anno. Mentre sarà possibile segnalare le plusvalenze passate pagando una sanzione dello 0,5% sul valore delle criptovalute con cui si è realizzata una plusvalenza al momento del realizzo o al valore di mercato del 31/12 successivo e pagando un’imposta sostitutiva sulle stesse del 3,5% al posto del 26%.

Vediamo insieme due casi pratici per capire meglio come aderire alla sanatoria e se questo convenga davvero oppure no.

 

Esempio di sanatoria sulle criptovalute non dichiarate

Prendiamo ad esempio il caso di Marco, un fervente sostenitore della decentralizzazione, un vero e proprio HODLER che ha deciso di acquistare dei Bitcoin senza mai venderli a partire dal 2018. Marco non ritenendo valida l’interpretazione dell’Agenzia delle Entrate aveva deciso di non dichiarare le proprie criptovalute e aspettare maggiore certezza normativa.

Vediamo come Marco potrebbe aderire alla sanatoria, quanto gli costerebbe e quali sanzioni potrebbe rischiare in futuro nel caso non aderisca.

Marco, per aderire al condono crypto, dovrebbe risalire alla quantità di BTC posseduti ad ogni 31/12 degli anni precedenti, calcolare il loro valore al prezzo di mercato del tempo o al costo d’acquisto e corrispondere una sanzione dello 0,5% di questo valore per ogni anno in cui non ha dichiarato le proprie criptovalute. 

Marco pagando lo 0,5% di quanto non dichiarato si metterebbe al sicuro da una sanzione che in caso di accertamento da parte dell’Agenzia delle Entarte potrebbe arrivare al 30% di quanto non dichiarato per ogni anno. Potrebbe così risparmiare più del 98% rispetto alla sanzione che riceverebbe in caso di accertamento.

 

Esempio di sanatoria sulle plusvalenze non dichiarate 

Un altro caso da affrontare è quello della mancata dichiarazione delle plusvalenze e del pagamento delle tasse conseguenti. Prendiamo quindi in esame il caso di Laura, anche lei ha investito in Bitcoin da qualche anno. Laura un po’ per timore di futuri controlli, un po’ perché consigliata dal proprio commercialista aveva deciso di dichiarare le proprie criptovalute nel quadro RW, ma non ha mai dichiarato la plusvalenza realizzata nel 2020 in quanto aveva deciso di aspettare maggiore chiarezza normativa.

La protagonista del nostro esempio per aderire alla sanatoria dovrà risalire indietro nel tempo fino al momento del cash-out e calcolare il loro valore o a quel momento oppure al 31/12 di quell’anno. Dovrà quindi corrispondere una sanzione pari allo 0,5% del valore calcolato per l’omessa dichiarazione e pagare un’imposta sostitutiva del 3,5% sulla plusvalenza, al posto del 26% usuale.

Pagando in totale il 4% del valore delle criptovalute con cui ha effettuato la plusvalenza potrà così evitare una futura sanzione del 30%. Potrebbe quindi risparmiare l’87% rispetto ad una futura sanzione pagando comunque meno di quello che avrebbe corrisposto se avesse dichiarato la plusvalenza al tempo.

 

Perché sfruttare il condono crypto e non far finta di niente

Come abbiamo visto, sia a Laura che a Marco conviene cogliere l’occasione della sanatoria ed evitare così di rischiare sanzioni salatissime. Certo, potrebbero anche decidere di far finta di niente e correre il rischio. Se però in passato alcuni ritenevano impossibile eventuali accertamenti da parte delle autorità fiscali, oggi la situazione è ben diversa. 

Come abbiamo visto nell’articolo “Come l’agenzia delle entrate conosce quante criptovalute possiedi?le autorità fiscali hanno ormai a disposizione informazioni ben precise sull’operatività dei possessori di criptovalute residenti in Italia. 

Nel caso Marco e Laura dovessero effettuare movimentazioni su piattaforme centralizzate i nodi verrebbero velocemente al pettine. Il problema si porrebbe anche se decidessero di dichiarare le criptovalute a partire dal 2022. L’Agenzia delle Entrate potrebbe domandarsi quando queste siano state acquistate e, dunque, chiedere ai due di documentare che queste non siano state acquisite in anni precedenti.

Il costo ridotto per l’adesione, il risparmio rispetto alle possibili sanzioni e l’impossibilità di mettere la testa sotto la sabbia e far finta di nulla così come in passato rendono questa sanatoria una scelta quasi obbligata anche per i più irriducibili osteggiatori della tassazione sulle criptovalute.

 

Quali sono gli ostacoli per chi vuole cogliere questa occasione?

La dichiarazione che andrà inoltrata per aderire al “condono crypto” dovrà essere compilata con dati precisi, documentati, tali da non poter essere messi in discussione in caso di accertamento. Reperire questi dati e documentali non è facile, implica una contabilizzazione metodica e precisa da parte del contribuente. Per fare questo è necessario uno strumento come CryptoBooks, in grado mettere insieme tutte le proprie transazioni, contabilizzare e generare tutte le prove di cui si ha bisogno. Il rischio, altrimenti, è di avere dati incompleti e deboli in caso di accertamento.


Bisogna, inoltre, tenere a mente che la Sanatoria Crypto 2023, sebbene possa convenire in molti casi, possa altresì risultare sconveniente in certe circostanze, a seconda di specifici calcoli: anche in questi casi un software di rendicontazione fiscale è indispensabile per poter capire quando conviene davvero aderire alla Sanatoria prevista in Manovra. 

 

 

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