Fiscalità
31/12/2025
Con l’approvazione definitiva della Legge di Bilancio 2026, votata il 30 dicembre 2025, l’aumento della tassazione sulle plusvalenze da cripto-attività al 33% è ormai una certezza.
Da qui nasce la domanda che in queste ore tutti si stanno ponendo:
"Conviene vendere le proprie crypto entro il 31 dicembre 2025 per pagare il 26% invece del 33%, oppure è meglio non fare nulla?"
La risposta non è né immediata né uguale per tutti.
Dipende dai numeri, dalle aspettative di prezzo e soprattutto da come si combinano due effetti fondamentali:
il risparmio fiscale,
il mancato guadagno dovuto a una minore esposizione sul mercato.
In questo articolo analizziamo la questione in modo definitivo, utilizzando un simulatore Excel, che ti mostriamo come utilizzare nel nostro video (al minuto 14:32) e costruendo diversi scenari di prezzo futuro.
Per rendere il ragionamento chiaro, partiamo da un caso volutamente semplificato.
Quantità detenuta: 1 Bitcoin
Prezzo di acquisto (prezzo di carico): 35.000 €
Prezzo di mercato a fine 2025: 75.000 €
La plusvalenza potenziale, se venduta entro il 31 dicembre 2025, è quindi di 40.000 €.
Se il Bitcoin viene venduto entro il 2025:
l’aliquota applicata è il 26%;
l’imposta dovuta è 10.400 €, da pagare nel 2026.
Per prudenza, nel simulatore ipotizziamo che questa imposta venga accantonata in liquidità e non reinvestita.
La liquidità realmente reinvestibile diventa quindi 64.600 €, che al prezzo di 75.000 € consente di ricomprare 0,86133 BTC, non più 1 BTC.
Ed è da qui che nasce il vero dilemma.
Molti si fermano al confronto “26% contro 33%”. Ma questo confronto, da solo, è fuorviante.
Ogni decisione di vendita anticipata produce due effetti simultanei:
Effetto positivo: risparmio fiscale, perché parte della plusvalenza viene tassata al 26% invece che al 33%.
Effetto negativo: minore esposizione al mercato, perché dopo la vendita e il riacquisto si possiede una quantità inferiore di asset.
La convenienza finale dipende sempre dal bilanciamento di questi due effetti, che cambia al variare del prezzo futuro.
Partiamo dallo scenario più neutro: Bitcoin resta intorno ai 75.000 € anche nel 2026 e oltre.
In questo caso:
il prezzo non cresce;
il mancato guadagno è limitato;
il risparmio fiscale resta intatto.
Qui la vendita entro il 31 dicembre 2025 tende ad essere conveniente perché il beneficio fiscale non viene “mangiato” dalla crescita del prezzo.
Questo è uno dei pochi scenari in cui la scelta fiscale può avere senso anche senza considerazioni di trading.
Se il Bitcoin sale a 100.000 €, entrano in gioco entrambe le forze.
Se non si vende nel 2025: la plusvalenza complessiva è più alta e viene tassata tutta al 33%, per un’imposta totale di 21.450 €.
Se si vende nel 2025 e poi nel futuro: una parte delle imposte viene pagata al 26% e una parte al 33%, per un totale di 17.506 €.
Il risparmio fiscale lordo è di circa 3.944 €.
Ma attenzione: avendo investito 0,86133 BTC invece di 1 BTC, il valore finale del portafoglio è più basso.
Quando si combinano i due effetti, il vantaggio reale si riduce drasticamente, fino a diventare marginale (circa 477 €).
In questo scenario la convenienza esiste, ma è molto limitata.
Con Bitcoin a 115.000 €, la crescita del prezzo inizia a pesare molto di più.
Il risparmio fiscale teorico esiste ancora, ma viene assorbito quasi interamente dal mancato guadagno dovuto alla minore quantità detenuta.
In questo scenario vendere nel 2025 non conviene più perché il costo opportunità supera il beneficio fiscale.
Qui entriamo in una logica chiaramente HODL di lungo periodo.
Il simulatore mostra che:
il beneficio fiscale può sembrare elevato (oltre 11.000 €);
il mancato guadagno, dovuto al non aver fatto correre 1 BTC intero, è enormemente superiore.
Pertanto, pagare oggi meno tasse per rinunciare a una crescita così ampia è economicamente sconveniente.
Questo scenario estremizza il concetto, ma serve a chiarirlo definitivamente.
Se si ritiene anche solo plausibile una crescita di questo tipo:
l’ottimizzazione fiscale di breve periodo diventa irrilevante;
la perdita di esposizione domina completamente il risultato finale.
In un’ottica di lungo periodo, vendere solo per risparmiare imposte non è una scelta conveniente.
Qui il discorso cambia completamente. Se ti aspetti un mercato laterale, o addirittura una discesa nel 2026–2027, allora non ha senso ragionare in termini di convenienza fiscale.
In questo caso la vendita non è una strategia fiscale ma una strategia di trading. Se ti aspetti prezzi più bassi vendi perché vuoi riacquistare a un prezzo inferiore, non per pagare meno tasse.
Anzi, dal punto di vista finanziario pagare oggi imposte, per poi generare una minusvalenza futura compensabile “forse” nei quattro anni successivi, è spesso inefficiente.
Non esiste una risposta valida per tutti.
La vera risposta è questa:
Conviene vendere prima del 31 dicembre 2025 solo se, sulla base delle tue aspettative, il prezzo futuro non crescerà molto rispetto ai livelli attuali
Se invece credi in una crescita significativa o stai investendo con un orizzonte di lungo periodo, l’ottimizzazione fiscale di breve periodo può diventare controproducente.
Tutti questi ragionamenti diventano inutili se fatti “a sensazione”. Con il simulatore Excel che mettiamo a disposizione e con le strategie automatiche di CryptoBooks, puoi:
simulare diversi scenari di prezzo,
vedere l’impatto reale delle imposte,
confrontare strategie alternative,
decidere prima, non a posteriori.
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