Fiscalità
29/08/2025
Il crypto lending e borrowing ti permette di accedere a liquidità senza vendere le tue criptovalute, oppure di guadagnare interessi prestando quelle che possiedi. È una pratica che riprende logiche antiche della finanza, prestare e prendere a prestito con garanzia, e le porta onchain: tramite blockchain, smart contract e piattaforme aperte a chiunque.
In questa guida vediamo come si passa dal prestito tradizionale a quello crypto, i concetti tecnici fondamentali come collaterale, LTV, soglia di liquidazione e interessi, le principali piattaforme tra DeFi e CeFi e, soprattutto, le regole fiscali da rispettare in Italia per dichiarare correttamente ogni operazione.
Con CryptoBooks puoi tenere insieme questi due piani: comprendere i parametri di prestito e avere i report fiscali già pronti per la dichiarazione.
L’idea di usare un asset come garanzia per ricevere liquidità non nasce con le criptovalute. È un meccanismo antico, che nel mondo tradizionale assume forme diverse. Un esempio classico è il Lombard credit: depositi titoli a garanzia e ottieni un prestito senza venderli. La logica è sempre la stessa: non vuoi liquidare l’asset, ma usarlo come collaterale per avere capitale subito disponibile.
La DeFi riprende questa logica ma elimina l’intermediario. Non c’è una banca che valuta reddito o merito creditizio: la decisione è affidata a uno smart contract che applica regole già definite. Tu depositi le tue crypto in un pool, il protocollo le blocca come collaterale e ti eroga liquidità, di solito in stablecoin.
Il funzionamento è trasparente e automatizzato: se il valore della garanzia scende oltre la soglia prevista, lo smart contract liquida il collaterale per rientrare nei parametri.
C’è però un punto da non dimenticare: mentre il collaterale resta bloccato, sul prestito maturano interessi giorno dopo giorno. La sostenibilità di una posizione dipende sempre da questa doppia variabile - costo certo degli interessi e rischio variabile del collaterale.
Per capire davvero come funziona il lending e borrowing non basta sapere che “si prestano fondi” o “si lascia un collaterale”. Ci sono alcuni parametri chiave che regolano ogni posizione, e che valgono sia per chi presta che per chi prende in prestito. Sono questi a determinare se la tua strategia è sostenibile nel tempo o se rischia di crollare al primo movimento di mercato.
È la garanzia che vincoli per aprire un prestito. Se sei borrower lo depositi per ricevere liquidità; se sei lender sei tutelato dal fatto che i prestiti vengono concessi solo contro un collaterale superiore all’importo richiesto. Nel mondo crypto il collaterale è quasi sempre costituito da asset di mercato come ETH e BTC, oppure da token più volatili. In ogni caso il loro valore fluttua in tempo reale e rende necessario un monitoraggio costante, perché da lì dipende la stabilità della posizione.
Indica il rapporto tra debito e garanzia. Un LTV basso significa che hai ampio margine di sicurezza; un LTV alto indica invece che sei vicino alla soglia critica. Esempio: se depositi 1.000 € in ETH e prendi 500 € in stablecoin, il tuo LTV è 50%. Se il prezzo dell’ETH scende, quel rapporto sale anche senza che tu faccia nulla. Tenere sotto controllo l’LTV è quindi il modo più diretto per evitare sorprese.
Ogni protocollo stabilisce un LTV massimo oltre il quale scatta la liquidazione del collaterale. È la linea rossa che separa una posizione ancora gestibile da una che il sistema deve chiudere. Per chi prende in prestito significa poter perdere gli asset dati in garanzia; per chi presta rappresenta la sicurezza che il credito sia coperto in ogni scenario..
Nel lending crypto i tassi non sono fissati da un intermediario, ma derivano da algoritmi che bilanciano domanda e offerta di liquidità. Quando cresce la richiesta di prestiti, il costo per i borrower aumenta e il rendimento per i lender sale; quando i fondi restano inutilizzati nei pool, i tassi scendono. Le condizioni si aggiornano in tempo reale, spesso block-by-block, e possono variare più volte nello stesso giorno. Gli interessi maturano in modo continuo e vengono contabilizzati dallo smart contract fino al rimborso del debito.
Il lending e borrowing in ambito crypto, che come abbiamo visto introduce la medesima logica di base, mettere un asset a garanzia per ottenere liquidità o metterlo a frutto, al contempo crea dinamiche nuove, con vantaggi e vulnerabilità che la finanza tradizionale non conosce.
Assenza di intermediari: nei protocolli DeFi non ci sono banche né uffici crediti: lo smart contract applica in automatico le regole fissate dal protocollo. L’accesso è aperto a chiunque abbia un wallet, senza eccezioni o trattative. Se i parametri saltano, il collaterale viene liquidato in automatico;
debito stabile, collaterale volatile: nella maggior parte dei casi il prestito è erogato in stablecoin, mentre il collaterale è in ETH, BTC o altri token. Il debito resta stabile, ma basta un calo del collaterale per avvicinarti alla soglia critica. Per il lender questo è un meccanismo di protezione; per il borrower una vulnerabilità costante;
volatilità e rapidità di mercato: le crypto si muovono con velocità che nel settore bancario non esistono. Un calo improvviso può portare al liquidation price in pochi minuti. Alcuni protocolli offrono strumenti di alert, ma la responsabilità di mantenere margini adeguati resta all’utente;
rischi tecnologici e sistemici: gli smart contract, anche se auditati, non sono infallibili: bug o exploit possono compromettere i fondi. L’interconnessione tra protocolli può amplificare eventi negativi, come il collasso di Terra/Luna
Per un investitore retail, esperto o meno, la combinazione di volatilità e interessi da pagare rende il prestito crypto un’operazione che va gestita con attenzione doppia. Non si tratta solo di evitare la liquidazione del collaterale: è la somma tra il costo certo degli interessi e il rischio variabile di mercato a decidere la sostenibilità di una strategia.
Il trattamento fiscale dei prestiti in criptovalute dipende ovviamente dalla posizione che ricopri:
lender, se presti i tuoi asset e ricevi interessi;
borrower, se depositi collaterale e ottieni liquidità.
Le regole fiscali non cambiano a seconda della piattaforma: che tu utilizzi un protocollo DeFi come Aave, Compound o MakerDAO, oppure una piattaforma CeFi come Binance o Nexo, gli obblighi dichiarativi restano identici. Andiamo a vedere quali sono.
Partiamo dallo scenario più immediato: metti a disposizione alcune delle tue crypto per un prestito e in cambio ricevi degli interessi. Quegli interessi sono considerati redditi di capitale dal Fisco. Da qui derivano tre passaggi per includerli correttamente nella tua dichiarazione:
vanno convertiti in euro al cambio del giorno di percezione;
confluiscono nella base imponibile complessiva dei proventi crypto;
subiscono l’imposta sostitutiva del 26%.
Esempio: se su Aave depositi 10.000 USDT e al 6% annuo maturi 600 USDT di interessi, questi devono essere convertiti in euro al tasso del giorno di incasso e inclusi nel calcolo delle plusvalenze da riportare nel Quadro RT del Modello Redditi o nel Quadro T del 730. Gli asset oggetto di prestito invece vanno riportati nel Quadro RW/W in ottemperanza all'obbligo di monitoraggio.
Ricevere un prestito in sé non genera alcuna imposizione fiscale: se depositi 1 ETH come collaterale e ottieni 1.000 USDC, il semplice accredito delle stablecoin non produce né plusvalenza né minusvalenza. È liquidità temporaneamente disponibile, garantita dall’asset bloccato.
Il profilo fiscale entra in gioco al momento del rimborso o della liquidazione del collaterale:
rimborso con fondi esterni o con le stesse stablecoin ottenute dal prestito: in questo caso non c’è alcuna cessione del collaterale: restituisci capitale e interessi e il protocollo libera l’asset bloccato. Nessun evento imponibile, perché non avviene alcuno scambio.
liquidazione automatica del collaterale: se l’LTV supera la soglia di sicurezza, lo smart contract vende parte o tutto il collaterale. È a tutti gli effetti una cessione a titolo oneroso: la differenza tra prezzo di carico e valore di liquidazione può produrre una plusvalenza (tassata al 26% e da dichiarare in Quadro RT/T) o una minusvalenza (compensabile nello stesso periodo o nei quattro successivi).
Esempio: se avevi acquistato 1 ETH a 1.200 € e vieni liquidato a 1.000 €, registri una minusvalenza di 200 €. Se invece vieni liquidato a 1.500 €, realizzi una plusvalenza di 300 €.
Gli interessi passivi maturati sul prestito hanno una particolarità: sono un costo reale che sostieni per mantenere la posizione, ma non hanno rilevanza fiscale. Non possono ridurre la base imponibile delle plusvalenze. Se prendi 5.000 USDT in prestito e paghi 500 USDT di interessi, quei 500 sono un’uscita effettiva, ma restano fuori dal conteggio fiscale.
Fare lending o borrowing in crypto non significa solo gestire collaterale e LTV: ogni interesse incassato entra nella base imponibile, ogni liquidazione del collaterale può produrre plusvalenze o minusvalenze, e gli interessi passivi restano fuori dal calcolo fiscale. A questo si aggiungono gli obblighi di monitoraggio in RW/W e il tracking di decine, centinaia o migliaia di transazioni, spesso sparse tra wallet, exchange e protocolli diversi.
Il problema reale non è capire la regola, ma applicarla senza errori. Un file CSV incompleto, un trasferimento interno mal classificato o un cambio mancato in euro possono alterare l’intera dichiarazione.
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In questo modo non rischi di perdere ore a ricostruire a mano movimenti frammentati né di incorrere in errori che potrebbero emergere solo in sede di controllo. La parte operativa del lending e borrowing resta a te, quella fiscale la puoi affrontare con strumenti che eliminano in partenza i punti deboli del lavoro manuale.
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