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18/11/2024

Tassazione crypto: emendamenti per evitare l’aumento al 42%

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Tassazione crypto: emendamenti per evitare l’aumento al 42%

Dalla dichiarazione del Ministro dell’Economia Leo il 16 ottobre, il panorama fiscale italiano è in fermento. L’annuncio dell’intenzione governativa di aumentare l’aliquota sulle plusvalenze per Bitcoin e tutte le crypto dal 26% al 42% ha scatenato un acceso dibattito sulla tassazione delle criptovalute, suscitando preoccupazioni tra investitori e operatori del settore.

In risposta, il settore ha fatto fronte comune per farsi ascoltare, contribuendo alla presentazione di numerosi emendamenti alla Legge di Bilancio 2025 per offrire strade alternative all’aumento dell’aliquota al 42%.

Gli emendamenti cui facciamo riferimento infatti mirano a contrastare o modificare l’incremento fiscale previsto, cercando di mitigare l’impatto sulle cripto-attività e promuovere un regime fiscale più equilibrato.

Principali proposte degli emendamenti

Tra le numerose proposte avanzate dai diversi partiti politici emergono alcune linee guida comuni, riassumibili come segue:

  • compromesso sull’aumento dell’aliquota: alcuni emendamenti propongono di abbassare l’aliquota dal 42% al 28%, concedendo un aumento del 2% rispetto all'attuale 26%;

  • eliminazione della soglia di esenzione: mantenimento del 26% ma rimozione totale della soglia minima di 2.000 euro per la tassazione delle plusvalenze, rendendo tassabili tutte le operazioni - indipendentemente dall’importo;

  • possibilità di rivalutazione delle cripto-attività: si suggerisce la possibilità di rivalutare le cripto-attività possedute in data 1° gennaio 2025 applicando un’imposta sostitutiva del 16%, offrendo così una via per regolarizzare le posizioni fiscali pregresse; viene contestualmente mantenuta l'aliquota al 26% e rimossa la soglia dei 2.000 euro;

Nell'immagine sotto, riportiamo il testo di uno degli emendamenti in esame:

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La ratio dietro a questi emendamenti

La via del compromesso

Le proposte di emendamento riflettono un tentativo di bilanciare la necessità del governo di aumentare le entrate fiscali con l’esigenza di non penalizzare eccessivamente - e ingiustamente - un intero settore in forte espansione. L’incremento dell’aliquota al 28% o il mantenimento dell’attuale 26% con la rimozione della soglia di esenzione sono misure di compromesso, pensate per evitare il drastico aumento al 42%. Tuttavia, il potenziale maggiore gettito fiscale derivante da queste soluzioni rimane limitato e difficilmente avrà un impatto significativo sulle entrate complessive.

Alla ricerca di extra gettito

La proposta di consentire la rivalutazione delle cripto-attività possedute al 1° gennaio 2025 mediante un’imposta sostitutiva del 16% rappresenta un’opportunità più consistente per il governo di recuperare ulteriore gettito fiscale. Gli investitori che non hanno dichiarato precedentemente le loro posizioni potrebbero essere incentivati a farlo.

In teoria, più il prezzo delle crypto si alza, più conviene aderire alla rivalutazione, poiché la parte di plusvalenza tassata al 26% si riduce a favore della quota tassata al 16%. Il punto su cui fare maggiore attenzione è che la reale convenienza dipende dal prezzo d’acquisto originario: più era basso, più sarà vantaggiosa la rivalutazione. Oltre una certa soglia, invece, può diventare meno conveniente. Tuttavia, offrire questa opzione resta positivo, poiché consente di regolarizzare situazioni passate.

Contestualmente alla regolarizzazione, questo emendamento propone di mantenere l'aliquota al 26% e di rimuovere la soglia di esenzione dei 2.000 euro.

Istituzione di un tavolo tecnico

Vale la pena menzionare l’idea di istituire un tavolo tecnico permanente tra associazioni di settore e dei consumatori, che sottolinea l’importanza di una collaborazione proattiva. Sebbene non sia la priorità degli emendamenti, la creazione di un tavolo di dialogo per un approccio collaborativo tra gli stakeholders del settore potrebbe contribuire a formulare politiche fiscali più equilibrate in futuro.

La questione dell’aliquota al 12,5%

Recentemente ha suscitato clamore una discussione riguardo a una possibile falla nella normativa fiscale italiana, suggerendo che l’aliquota corretta sulle plusvalenze da cripto-attività per gli anni 2023 e 2024 potrebbe essere del 12,5% anziché del 26%.

Tuttavia, per ragioni di tempismo e per la mole di questioni già sul tavolo, questa discussione non è mai arrivata al centro delle deliberazioni principali.

È molto probabile che questa discrepanza venga “corretta” in modo silente e diretto con l’introduzione della nuova legge finanziaria. Rimane percorribile la strada per richiedere il rimborso delle imposte pagate in eccesso, ma è importante considerare che un esito positivo è altamente incerto e poco probabile, oltre che potenzialmente molto dispendioso. Prima di intraprendere questa via, è consigliabile riflettere attentamente; potrebbe essere utile solo per alcuni, non necessariamente vantaggioso per tutti e molto difficile da ottenere.

Prospettive future

L’eventuale aumento dell’aliquota al 42% potrebbe rendere gli investimenti in cripto-attività meno attraenti in Italia, spingendo gli investitori verso paesi con regimi fiscali più favorevoli. Le proposte di riduzione al 28% e di rimozione della soglia dei 2.000 euro mirano a trovare un equilibrio tra l’esigenza di incrementare le entrate fiscali e quella di mantenere competitivo il mercato italiano delle criptovalute.

Nei prossimi 15 giorni, il Parlamento italiano continuerà a discutere gli emendamenti alla Legge di Bilancio 2025. È auspicabile che venga raggiunto un compromesso e che l’aliquota non venga aumentata al 42%, tenendo in considerazione le preoccupazioni degli operatori del settore e la necessità di attrarre investimenti. La creazione di un tavolo tecnico permanente potrebbe favorire un dialogo costruttivo tra governo, operatori e consumatori, promuovendo una regolamentazione più equilibrata e sostenibile per il mercato crypto in Italia.

In conclusione, mentre la proposta iniziale di aumentare l’aliquota al 42% ha destato significative preoccupazioni, gli emendamenti presentati indicano una volontà di rivedere la tassazione sulle cripto-attività in modo più equo; non ci resta che seguire gli sviluppi della discussione parlamentare.

Concludiamo con l’augurio che questo scalpore si traduca in un futuro positivo di confronto e comprensione delle opportunità che lo sviluppo dell'ecosistema blockchain italiano può offrire.

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